Cercasi filosofo verace. La Galleria inesistente

22 novembre 2017

Partendo dal volume di Luciana Berti si ripercorrono le vicende della Galleria Inesistente anche attraverso le testimonianze dei protagonisti

Esperienze estetiche non immediatamente identificabili, azioni immerse nella polifonia urbana, distanti dai contesti istituzionali e in linea con i flussi sperimentali del tempo, tra accidentale e intenzionale, ironia e antagonismo. La Galleria Inesistente ha rappresentato, tra gli anni 60' e 70', una prassi di contestazione del sistema dell'arte e delle figure di mediazione. Attorno ad essa si riunirono diversi artisti. Il gruppo appare come un essere metamorfico che sfugge alle definizioni critiche per entrare nelle cronache e nell'opinione pubblica, facendosi memoria latente, abitando luoghi di frontiera e spaziando nell'ambito dell'eventuale. La Galleria Inesistente, con il lunguaggio sperimentale e trasversale, ha saputo proporre una dimensione estetica collettiva forzando le consuetudini espositive con opere effimere. Delle numerose azioni rigorosamente antiautoriali -dalla simulazione dell'eruzione del Vesuvio alla pioggia di braccia di plastica, dai leoni di gesso diffusi per il centro della cità alla "mostra inesistente" alla galleria di lucio Amelio – restano poche tracce concrete ma vividissimi ricordi e immagini. Partendo dal volume di Luciana Berti si ripercoreranno le vicende della Galleria Inesistente anche attraverso le testimonianze dei protagonisti.

Info

mercoledì 22 novembre, ore 16.30
sala san Galgano

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