Livello 3

Il tesoro del Santa Maria della Scala

Il tesoro del Santa Maria della Scala nasce intorno a un importante gruppo di reliquie – con i loro contenitori in oro, argento e pietre preziose – proveniente dalla cappella imperiale di Costantinopoli. Vennero acquistate nel 1359 dal mercante fiorentino Pietro di Giunta Torrigiani, che le avrebbe a sua volta acquisite dalla casa imperiale, costretta a metterle in vendita per far fronte a momenti finanziariamente difficili. L’acquisizione da parte del Santa Maria della Scala avvenne dopo una laboriosa trattativa condotta per stabilirne il valore (fissato nella cifra mirabolante di 3.000 fiorini), accertarne l'autenticità e comprovarne l'effettiva provenienza dal tesoro imperiale; il contratto venne steso il 28 maggio 1359 in forma di donazione, nell'intento di aggirare l'accusa di far commercio di cose sacre. Nelle spese (acquisto, trasporto per mare e festa) lo Spedale fu affiancato dal Comune di Siena, al quale aveva legato le sue sorti ormai da qualche decennio. L’immenso tesoro religioso giunto al Santa Maria della Scala formava un nucleo unico, che portava con sé leggende famose. La porzione della croce proveniva dal prodigioso ritrovamento effettuato da sant’Elena, il brano della cintura doveva essere quello raccolto e conservato da san Tommaso. Emerse su tutte il sacro chiodo della Croce, appartenuto all’imperatore Costantino, eccezionale sia per il valore religioso che per la sua integrità. Le reliquie erano conservate nella cappella dell'ospedale, costruita appositamente, e venivano mostrate pubblicamente da un’apposita finestra il 25 marzo, festa dell’Annunciazione e dell'ospedale, e usate per benedire la folla dei fedeli raccolta in piazza; potevano essere portate in processione per la città qualora fosse richiesto il loro intervento miracoloso. Tuttavia le reliquie costantinopoliane non erano un nucleo in sé concluso, bensì aperto a scelte ed arricchimenti devozionali propri della realtà senese. Ad esse, nel corso dei secoli seguenti se ne aggiunsero molte altre. Circa un secolo dopo l’acquisto dalla casa imperiale bizantina, l’ospedale attraversò una fase di difficoltà: veniva denunciata la diminuzione della devozione popolare e delle elemosine, e la decadenza della qualità dell’assistenza. Si pensò nuovamente alle reliquie come a un possibile strumento per il rilancio dell’ospedale e per propagandare il messaggio dell’unità della cittadinanza. Venne commissionato un ciclo di affreschi delle attività caritative per la grande corsia del Pellegrinaio e richiesto a Eugenio IV di attribuire rinnovate indulgenze all’ospedale. Il papa confermò, e i dirigenti dell'ospedale, nel 1443, provvedettero a una diversa sistemazione delle reliquie, creando un nuovo grande ambiente addossato alla chiesa. Sono gli ultimi atti importanti che riguardano le reliquie che, dopo qualche tempo, vennero affidate alla Congregazione dei Sacri Chiodi, che le gestì in autonomia. L’acquisizione da parte del Santa Maria della Scala avvenne dopo una laboriosa trattativa condotta per stabilirne il valore (fissato nella cifra mirabolante di 3.000 fiorini), accertarne l’autenticità e comprovarne l’effettiva provenienza dal tesoro imperiale; il contratto venne steso il 28 maggio 1359 in forma di donazione, nell’intento di aggirare l’accusa di far commercio di cose sacre. Nelle spese (acquisto, trasporto per mare e festa) l’ospedale fu affiancato dal Comune di Siena, al quale aveva legato le sue sorti ormai da qualche decennio. In quegli anni deteneva il potere un governo espresso dalla media borghesia, che aveva messo propri uomini in alcuni punti chiave della città, tra i quali l’ospedale. Il nuovo rettore Andrea di Toro fu il “loro uomo” che gestì l’acquisto delle reliquie di concerto con il governo senese, propagandandone l’impegno nel settore dell’assistenza: i cittadini, venerando le reliquie, erano invitati a riconoscersi nell’ospedale, nella devozione a Cristo e alla Madonna, nel Comune e nel suo governo. L’immenso tesoro religioso giunto al Santa Maria della Scala formava un nucleo unico, che portava con sé leggende famose. La porzione della croce proveniva dal prodigioso ritrovamento effettuato da sant’Elena, il brano della cintura doveva essere quello raccolto e conservato da san Tommaso. Emerse su tutte il sacro chiodo della Croce, appartenuto all’imperatore Costantino, eccezionale sia per il valore religioso che per la sua integrità. Le reliquie erano conservate nella cappella dell’ospedale, costruita appositamente, e venivano mostrate pubblicamente da un’apposita finestra il 25 marzo, festa dell’Annunciazione e dell’ospedale, e usate per benedire la folla dei fedeli raccolta in piazza; potevano essere portate in processione per la città qualora fosse richiesto il loro intervento miracoloso. Tuttavia le reliquie costantinopoliane non erano un nucleo in sé concluso, bensì aperto a scelte ed arricchimenti devozionali propri della realtà senese. Ad esse, nel corso dei secoli seguenti se ne aggiunsero molte altre. Circa un secolo dopo l’acquisto dalla casa imperiale bizantina, l’ospedale attraversò una fase di difficoltà: veniva denunciata la diminuzione della devozione popolare e delle elemosine e la decadenza della qualità dell’assistenza. Si pensò nuovamente alle reliquie come a un possibile strumento per il rilancio dell’ospedale e per propagandare il messaggio dell’unità della cittadinanza. Venne commissionato un ciclo di affreschi delle attività caritative per la grande corsia del Pellegrinaio e richiesto a Eugenio IV di attribuire rinnovate indulgenze all’ospedale. Il papa confermò e i dirigenti dell’ospedale, nel 1443, provvedettero a una diversa sistemazione delle reliquie, creando un nuovo grande ambiente addossato alla chiesa: la Sagrestia Vecchia affrescata da Lorenzo Vecchietta e un originale armadio dipinto dallo stesso pittore nel quale venivano, appunto, conservate le reliquie.

Livello 3.

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