
Nell’ultima fase è stato realizzato il museo archeologico, entro i sotterranei del Santa Maria della Scala, denominati “cunicoli”.
Si tratta di spazi particolarmente suggestivi, in parte scavati nel tufo, in parte edificati in mattoni, che costituiscono una sorta di basamento dell’ospedale, sin sotto Piazza Duomo.
Nel corso degli anni, questi ambienti sotterranei erano stati impiegati come magazzini, depositi, spazi tecnici.
Si presentavano – prima dell’intervento di restauro – separati da significativi dislivelli, ingombri di materiali e costruzioni tecniche recenti, in alcune parti inaccessibili, non comunicanti fra di loro, taluni riempiti di tufo. Addirittura un’ampia area – che è stata conservata – era interessata alla presenza del “carnaio”, un deposito osseo risalente alla peste che colpì Siena nel corso del Trecento.
La natura di questi spazi ipogei sembrava particolarmente consonante con l’allestimento di reperti archeologici perché ne esaltava il carattere sacrale e rituale, al di là di una semplice esposizione.
Di qui, una strategia complessa di rarefazione e compressione, per cui il percorso museale si snoda attraverso una sequenza di percorsi labirintici, animata da improvvisi “vuoti” dove domina la imponenza degli spazi, e successive “compressioni” narrative: i reperti si giustappongono, quasi a mimare l’accumulo e l’iterazione che doveva essere propria delle tombe ipogee che originariamente li accoglievano.