Riaperta al pubblico la Cappella del Manto

Giugno 2008

Dopo un complesso e accurato restauro durato tre anni, condotto con criteri e tecniche innovative e supportato da un’ equipe di ricerca interdisciplinare, viene riaperta al pubblico la Cappella del Manto, uno degli ambienti più suggestivi e significativi del Santa Maria della Scala.
I lavori sono stati realizzati grazie al finanziamento ottenuto nell’ambito del Programma Pluriennale degli interventi strategici nel settore dei beni culturali della Regione Toscana e a quello concesso dalla Fondazione Monte dei Paschi. In questo periodo si è infatti proceduto al restauro di alcuni importanti cicli affrescati dislocati lungo il percorso museale. In particolare, dopo il grande affresco di Sebastiano Conca con la Probatica Piscina posto nell’abside della chiesa della Santissima Annunziata, si è quindi concluso anche il restauro del ciclo della Cappella del Manto, uno dei fulcri religiosi e civili più rilevanti del millenario complesso ospedaliero.
Gli interventi di restauro sono stati condotti dalla ditta Arte Restauro e Conservazione di Giuseppe e Massimo Gavazzi di Pistoia e dal Centro Restauri Piacenti di Prato, con la direzione generale del cantiere di Guido Canali e la direzione storico-artistica di Alessandro Bagnoli della Soprintendenza per i Beni Storico Artistici di Siena e Grosseto.
La Cappella è posta al piano di ingresso del complesso, tra il Palazzo del Rettore e la chiesa della Santissima Annunziata. Con il tempo la Cappella del Manto fu snaturata e adibita ad usi più svariati, non ultimo, fino agli anni settanta del secolo scorso, a pronto soccorso dell’ospedale. Venne edificata alla metà del Trecento su una preesistente struttura del XIII secolo per ospitare un vero e proprio tesoro, costituito da un gruppo importantissimo di reliquie (e quindi reliquiari), di origine bizantina, acquistato dall’ospedale per tremila fiorini d’oro da un mercante fiorentino che aveva un fondaco a Costantinopoli. La prima cappella che ospitò le reliquie prende il nome dall’affresco che Domenico di Bartolo realizzò nel 1444, raffigurante la Madonna della Misericordia, opera rimossa nel 1610 e collocata anch’essa, come le reliquie, nella Sagrestia Vecchia, dove si trova tuttora.
La struttura, costituita da tre campate con volte a crociera, ha subito nel corso dei secoli modifiche e aggiustamenti. Costruita al piano terra del duecentesco palazzo del Rettore, era in origine collegata tramite un’arcata alla Chiesa della Santissima Annunziata. Le decorazioni furono affidate nella seconda metà del Trecento a due pittori senesi, Meo di Pero e Cristoforo di Bindoccio che, attorno al 1370, realizzarono figure di santi e dottori della chiesa, di cui, grazie ai restauri, sono oggi visibili Sant’Ambrogio, Sant’Agostino, San Gregorio Magno e San Girolamo della parete di destra, i Santi Antonio, Domenico, Crescenzio, Savino, Ansano, Vittore, Francesco e Giorgio nel sottarco e forse San Benedetto nella parete sinistra.
Nella seconda campata sono state riportate alla luce due figure di Sante, Santa Caterina d’Alessandria, avvicinata al pittore Lippo Vanni e una Santa Martire, accostata al pittore Jacopo di Mino del Pellicciaio.
Agli inizi del Cinquecento la cappella subì alcune modifiche, che dovevano interessare, nel progetto iniziale, tutto l’ambiente, ma che di fatto si limitarono, forse per la morte di Pandolfo Petrucci, a interventi nella prima campata. Qui fu chiamato ad operare Domenico Beccafumi, che realizzò tra 1512 e il 1514 la decorazione delle volte e, sulla lunetta opposta alla porta di ingresso, L’incontro alla Porta Aurea.
Durante i restauri è stata inoltre messa in luce una grande lunetta affrescata, da riferire anch’essa al rinnovamento decorativo cinquecentesco della cappella. Si tratta di una veduta di una città, che la precisa indicazione dei monumenti permette di riconoscere come l’antica Roma. Si tratta dell’opera pagata a Bartolomeo di David, collaboratore del Beccafumi, che fu dipinta come fondale per un perduto gruppo scultoreo rappresentante il Presepe, di cui abbiamo notizia nei documenti del 1513.
Ulteriori profondi cambiamenti intervennero nella Cappella agli inizi del Seicento quando, staccato l’affresco della Madonna del Manto, fu realizzato il grande portone ancora esistente, che permetteva l’accesso alla corsia retrostante ed era in corrispondenza con la porta che apriva sul lato opposto sulla piazza del Duomo. Sempre nel Seicento furono realizzate le due aperture ancora oggi visibili sotto la lunetta del Beccafumi. Perduta l’originaria funzione, la cappella fu destinata con delibera del 1608 a vestibolo dell’ospedale, fino all’ultimo utilizzo, prima della destinazione museale, come abbiamo detto, a pronto soccorso dell’ospedale cittadino.
Oltre ad Alessandro Bagnoli, un gruppo di autorevoli studiosi, tra cui Gabriella Piccinni, Fabio Gabbrielli, Beatrice Sordini, Giuseppe Sabatini, Giovanni Guasparri e Andrea Scala dell’Università di Siena, stanno preparando una pubblicazione in cui verranno illustrati gli studi e le tecniche innovative (Andrea Sbardellati, Massimo Gavazzi, Nadia Montevecchi e Anna Brunetto) adottate per il restauro di questo importantissimo ciclo, apporto fondamentale per la rilettura di una vicenda storico-artsitica di grande complessità e suggestione ma soprattutto di grande rilevanza per l’intera civiltà figurativa senese.




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