
L’esposizione ha ripercorso attraverso una puntuale ricostruzione filologica la grande avventura di Tex Willer, icona del fumetto del Novecento, simbolo e riferimento nell’immaginario collettivo di almeno tre generazioni.
Fuorilegge e capo indiano, ranger “raddrizzatore di torti” – più attento però alla giustizia che alle leggi – Tex è riuscito ad affascinare, cavalcando i tempi e le mode, un vastissimo pubblico di lettori (non solo giovani) per trasformarsi – assieme alla Casa editrice che lo produce – da piccola e quasi improvvisata realtà artigianale, in una “macchina” supportata da uno staff creativo e tecnico degno di una grande impresa. Tex è un eroe vero, capace di tener saldo ancora oggi il mito western, fenomeno cinematografico dilagante negli anni Cinquanta ma in totale abbandono dopo la fortunata, e ultima, stagione del western all’italiana (1964-1978). Egli interpreta sogni, simboli e mito della frontiera, metafore della vita e dell’avventura con racconti da manuale, nati dalla fantasia e dall’estro creativo di Gianluigi Bonelli (1908-2001), il papà di Tex, che lo ha condotto per mano per oltre quarant’anni. La mostra – suddivisa in più sezioni – offre la possibilità di rileggere, attraverso i molti materiali originali, tutto l’iter dell’avventura texiana. Dai creatori – Bonelli e Galep– alla vicenda editoriale (ricostruita con la presentazione delle collane), complessa solo come può esserlo un piccolo fenomeno “in progress” a cui arrise, sin dagli anni Sessanta,un successo sempre crescente. Sezioni specifiche sono state dedicate ad Aurelio Galleppini (1917-1994), il creatore grafico, analizzato attraverso la mutazione del segno del “suo” Tex, disegnato senza soluzione di continuità per quasi cinquant’anni e agli altri disegnatori che lo affianca.