
La mostra offre un repertorio di grande eleganza e bellezza estetica, con pezzi rari e curiosi.....con l’ausilio di un suggestivo commento musicale composto per l’occasione.
La mostra “PULCHERRIMA RES. Preziosi ornamenti dal passato”, curata da Lucina Gandolfo, fornisce per la prima volta al grande pubblico la possibilità di conoscere molti preziosi reperti facenti parte delle straordinarie raccolte custodite nel Medagliere del Museo Archeologico Antonino Salinas di Palermo, consentendo nel contempo agli specialisti del settore l’opportunità di accostarsi a materiali finora mai esposti sistematicamente.
La mostra offre un repertorio di grande eleganza e bellezza estetica, con pezzi rari e curiosi, oltre che raffinati e di straordinaria fattura, che evocano il fascino di storie importanti e lontane nei secoli, con l’ausilio di un suggestivo commento musicale composto per l’occasione.
Il percorso della mostra comprende manufatti in oro, argento, bronzo, vetro e gemme intagliate e vede esposti quasi 500 reperti, partendo dai primi semplicissimi monili preistorici, realizzati con conchiglie e ciottoli, fino a giungere – attraverso i prodotti della cultura egizia, fenicio-punica, greca e romana – ai sontuosi gioielli di età bizantina.
L’intento è quello di rappresentare, attraverso un’articolata sequenza di reperti, l’evoluzione di tecniche, mode, usi e valori simbolici, legati al mondo dell’ornamento e, soprattutto, alla produzione orafa, che costituisce uno degli aspetti più significativi dell’identità culturale dell’”universo” Sicilia.
La scelta di esporre oggetti diversificati dal punto di vista della realizzazione, della preziosità del materiale e delle tecniche decorative, rende conto peraltro dell’articolazione dei livelli artigianali dei reperti, in relazione alle diverse classi sociali cui erano destinati e quindi del valore di status symbol che il gioiello ha assunto nel corso delle diverse fasi della storia dell’Isola, fornendo nel contempo un quadro complessivo abbastanza verosimile della circolazione dell’oreficeria antica in Sicilia.
Inoltre, alcuni gruppi di materiali, rappresentativi di specifici aspetti della storia del gioiello - di provenienza eterogenea perché confluiti nel museo attraverso acquisti o lasciti - testimoniano il processo di formazione delle collezioni che hanno costituito il consistente nucleo originario del Museo stesso.
Un carattere decisamente interessante della mostra è costituito dal fatto che per la prima volta sono stati ricostituiti ed esposti al pubblico – recuperando preziose informazioni di cui, nel corso dei secoli, si era persa memoria – importanti complessi di oggetti, quali le oreficerie di Megara Hyblaea, di Tindari e di Salemi, provenienti da scavi o ritrovamenti fortuiti del secolo XIX.
La mostra si apre con una significativa selezione di materiali preistorici e protostorici, rinvenuti in Sicilia e nella penisola italica. Sono esposte, in particolare, fibule, alcune delle quali arricchite da complessi apparati decorativi realizzati ad incisione.
Un posto di rilievo occupa, in questa sezione, un sigillo in diaspro rosso proveniente da Lipari, testimonianza dei fiorenti traffici commerciali micenei che interessavano anche la Sicilia nel II millennio a.C.
Segue una sezione dedicata agli amuleti di produzione egizia, realizzati in pasta silicea smaltata (faience), in osso, in pietra, ma anche in materiali pregiati che aggiungono carattere di preziosità e valore ornamentale alla funzione magica e protettiva e al significato simbolico di questi piccoli talismani.
La cultura fenicio-punica di Sicilia è rappresentata, nell’esposizione, dai tipici gioielli in argento con decorazione in filigrana e granulazione, che si rifanno al repertorio orafo del Vicino Oriente antico, oltre che dalle collane e dalle mascherine in vetro policromo attestanti il grado di abilità tecnica raggiunto dagli artigiani vetrai tra il VI e il II sec. a.C., sul filo di una tradizione risalente al II millennio a.C.
La documentazione relativa all’oreficeria greca di età arcaica, classica ed ellenistica copre l’arco di circa cinque secoli, dagli ornamenti di Megara Hyblaea, databili tra il VII e il VI sec. a.C., alle corone in foglia d’oro del III-II secolo a.C., simbolo d’eccellenza sia in vita che in morte.
Si segnalano il prezioso diadema con scena di corteo dionisiaco da Montagna dei Cavalli; le oreficerie ellenistiche provenienti dal territorio di Tindari e Patti, comprendenti orecchini, anelli e corone d’oro; un pendente in oro e granati da Scordia, di straordinaria fattura e che quasi certamente costituiva parte di una ricca parure insieme agli orecchini a testa di antilope provenienti dalla stessa località, anche se acquisiti dal Museo con modalità e in momenti diversi.
Le oreficerie romane e bizantine comprendono un cospicuo numero di monili d’oro, d’argento e di bronzo, databili tra il I e il IX secolo d.C.
Ad anelli e collane pregiati, che dimostrano l’esistenza in Sicilia di personaggi piuttosto facoltosi che amavano ornarsi di gioielli costosi e appariscenti, a volte arricchiti da pietre preziose, si affiancano monili di scarso valore intrinseco ma importanti dal punto di vista della documentazione storica, in quanto conservano nelle iscrizioni i nomi dei proprietari o frasi augurali e testimoniano l’esistenza di comunità cristiane nell’Isola attraverso le figurazioni simboliche presenti, ad esempio, sui castoni degli anelli.
Accanto agli anelli d’oro con gemme incise e alla singolare collana da busto, che mostrano di inserirsi nelle correnti artistiche dell’artigianato di centri rinomati e ricchi dell’Italia meridionale, come Pompei, sono presentati in mostra anche anelli d’argento e di bronzo con teste di serpenti, anelli con figure mitologiche e gnostiche, anelli “a sigillo”. Figurazioni gnostiche sono pure presenti su un gruppo di gemme, per la maggior parte diaspri databili tra il I e il IV secolo d.C.
Tra le oreficerie bizantine occupa un posto di rilievo lo straordinario anello d’oro nuziale di forma ottagonale, trovato a Siracusa nell’Ottocento e collegato alla presenza nella città della corte imperiale bizantina di Costante II. Con grande abilità e usando una raffinatissima tecnica ad agemina d’argento e niello, l’artigiano è riuscito a rappresentare sulle facce dell’anello scene del Nuovo Testamento, raffigurando su ognuna fino a cinque personaggi.
Particolarmente preziose sono le collane, tra cui spiccano i tre esemplari dal tesoro di Campobello di Mazara, una delle quali con pietre preziose.
La crisi politico-sociale ed economica e la conseguente inflazione inducevano a conservare o nascondere gli oggetti di valore, e tra questi gli ornamenti più preziosi, che divenivano perciò fonte di ricchezza e mezzo di scambio.
Orario
Siena, Santa Maria della Scala, Palazzo Squarcialupi
Tutti i giorni compreso i festivi dalle 10.30 alle 19.30
Par informazioni
Segreteria Santa Maria della Scala,
Tel. +39 0577/224811 – 224835, Fax +39 0577/224829; infoscala@comune.siena.it
Biglietti
La visita alla mostra è compresa nel biglietto della mostra "Chiusi, Siena, Palermo. ETRUSCHI. La collezione Bonci Casuccini".