NASCERE A SIENA: Il parto e l'assistenza alla nascita dal medioevo all'età moderna

17 Dicembre 2005 - 19 Febbraio 2006

L’Università degli Studi di Siena, sezione di Storia della Medicina, e il Santa Maria della Scala, Istituzione del Comune di Siena, hanno programmato una mostra multidisciplinare sul tema dell’assistenza al parto dal Medioevo all’età moderna.

-Santa Maria della Scala
Istituzione del Comune di Siena

-Università degli Studi di Siena

in collaborazione con:
-Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca Scientifica
-Regione Toscana
-Amministrazione Provinciale di Siena
-Azienda Ospedaliera Senese


Progetto a cura di
Francesca Vannozzi, Università degli Studi, Siena

cura della sezioni storico artistiche
Silvia Colucci, Università degli Studi, Siena

con la consulenza di
Anna Maria Guiducci, direttrice della Pinacoteca Nazionale, Siena
Enrico Toti, Conservatore dei musei di Santa Maria della Scala, Siena.

L’Università degli Studi di Siena, sezione di Storia della Medicina, e il Santa Maria della Scala, Istituzione del Comune di Siena, hanno programmato una mostra multidisciplinare sul tema dell’assistenza al parto dal Medioevo all’età moderna.
L’iniziativa, realizzata in collaborazione con il Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca Scientifica, la Regione Toscana, l’Amministrazione Provinciale di Siena e l’Azienda Ospedaliera Senese, si fonda sulle ricerche condotte da una équipe di studiosi dell’ateneo senese e, in particolare dalla curatrice della mostra, Francesca Vannozzi, docente di Storia della Medicina.
La mostra sarà allestita nelle ex corsie ospedaliere di San Leopoldo e San Giuseppe (oggi moderni locali espositivi), nel complesso museale di Santa Maria della Scala, in continuità ideale con le funzioni cui è stato preposto il grande edificio medievale senese e, in particolare, quelle dell’accoglienza dell’infanzia abbandonata, poi ospizio di maternità, scuola per allieve levatrici e clinica ostetrica.
Il percorso espositivo sarà connotato da un carattere trasversale, suddiviso da vari ambiti disciplinari; sarà infatti articolato in otto sezioni distinte ma unificate dal tema comune della ‘nascita’: dal settore più strettamente medico (i luoghi e le strutture della nascita, l’allattamento artificiale, l’armamentario del medico ostetricante, la didattica ostetrica), a quello antropologico (video con interviste alle levatrici), a quello artistico-iconografico (la camera da parto attraverso le testimonianze artistiche dal Medioevo all’età moderna).
Una prima sezione sarà dedicata alla camera da parto. Verranno proposte una selezione di opere d’arte raffiguranti la scena della nascita attraverso i secoli, attingendo all’iconografia della Natività della Vergine e della Natività del Battista, che, generalmente, erano rappresentate in un contesto domestico borghese.
Sulla base dell’osservazione dei dipinti e dei rilievi raffiguranti tali episodi sacri è infatti possibile ricostruire storicamente l’ambiente della camera da letto (arredata con letto incortinato, cassapanche addossate al letto, camino, tendaggi alle pareti e oggetti d’uso quotidiano) che veniva appositamente predisposta come ‘camera da parto’ nelle famiglie benestanti. Era il luogo della nascita, generalmente essa avveniva sul letto o con l’ausilio di una sedia da parto, con l’assistenza di serve che scaldavano panni e acqua e, spesso, di una levatrice, visto che, almeno inizialmente, erano ammesse solo figure femminili. Era inoltre il luogo dove, a nascita avvenuta, si provvedeva a lavare il neonato e a fasciarlo, si prestava la prima assistenza alla puerpera, le si portavano le vivande su appositi deschi e scodelle e si ricevevano le visite e i doni. Questa consuetudine è proseguita fino al XX secolo, quando è stata soppiantata dall’abituale ospedalizzazione del parto.
Seguirà una sezione incentrata sul desco da parto: vassoio ligneo per portare le vivande alla puerpera, spesso decorato da pittori di prim’ordine, illustrato con temi sia profani che sacri. L’oggetto, creato per la nobiltà e l’alta borghesia fiorentina a partire dal tardo Trecento, rimane in uso, anche a Siena, fino al Cinquecento; in seguito viene affiancato e gradualmente sostituito dalle ‘scudelle da parto’ o ‘impagliate’, kit di piatti e tazze impilabili per mantenere calde le vivande, fatti di ceramica.
Il desco da parto, in considerazione della sua preziosa decorazione pittorica, prescindeva probabilmente dalla sua funzione originaria di semplice vassoio per configurarsi anche come un oggetto simbolico donato alla puerpera o trasmesso nel corredo nuziale in vista della nascita del primogenito; i deschi più belli venivano infatti esposti nelle camere patrizie.
La terza sezione sarà imperniata sul tema dei I luoghi della nascita: gli ambienti dove si svolgeva l’evento a partire dall’età moderna, ovvero il ricovero di maternità, che poi si trasformerà in reparto ospedaliero di ostetricia. Gli oggetti esposti varieranno dalle riproduzioni di incisioni con ambienti in cui si svolgeva il parto, al ‘letto del travaglio’, alla sedia, al lettino ostetrico della ditta Sacchetti di Sinalunga, risalente alla fine dell’Ottocento, ora conservato all’Ospedale Santa Maria della Croce di Montalcino; ma anche una riproduzione del “Quadro statistico dei parti avvenuti nella Maternità annessa all’Ospedale di Santa Maria della Scala in Siena durante il quinquennio 1871–75” e un corredo di foto d’epoca della Ostetricia e della Pediatria a Siena.
Di particolare interesse, ad esempio, è anche la quinta sezione, nella quale verrà proposto il tema L’allattamento artificiale; a tal fine si prevede l’esposizione della selezione di alcuni biberon e tettarelle di varie epoche e paesi provenienti da una collezione siciliana, arricchita da riproduzioni di incisioni sull’argomento. Della collezione, di circa centocinquanta pezzi, che va dai gutti di vetro del II secolo d.C., all’alimentatore con figura antropomorfa di civiltà Inca, ai poppatoi in vetro dell’Ottocento e ai modelli in pirex della metà del XX secolo, verrà effettuata una scelta in base a criteri cronologici ed estetici, privilegiando i pezzi in ceramica e in peltro della fine del XVIII e inizi XX secolo, di provenienza inglese, francese e in genere centroeuropea.
Nella sesta sezione il tema affrontato sarà Il medico ostetricante e il suo armamentario: il ruolo del medico chirurgo nell’assistenza al parto e la selezione di strumentazione di varia epoca usata per gli interventi utili all’espletamento del parto o nei casi di chirurgia ostetrica. Tra gli oggetti disponibili per esemplificare l’argomento si possono annoverare una valigetta di pronto intervento, strumenti di ostetricia di varia tipologia e relativi cataloghi d’epoca delle ditte fornitrici, “il forcipe” (una selezione di modelli di forcipe dal Settecento alla metà del secolo scorso e relative incisioni sul suo corretto uso), testi di “Ostetricia pratica” in uso da parte del medico condotto, una cassetta in legno ottocentesca con set di strumentaria ostetrica, il primo numero della rivista Ostetricia e Ginecologia, pubblicata a Torino nel 1890 e lo strumento dell’indagine, ossia lo speculum, del XVII secolo, proveniente dal Museo Storico di Arte Sanitaria di Roma.
La settima sezione ruoterà invece intorno alla didattica ostetrica, con l’esposizione dei sussidi didattici usati nel tempo per l’insegnamento della disciplina agli studenti di medicina e alle allieve della Scuola per Levatrici, dal Settecento ai giorni nostri: incisioni da manuali di ostetricia e modelli didattici, quali cere, terrecotte, manichini e ‘marchingegni’ ostetrici.
In particolare verranno esposti sei modelli ostetrici in terracotta della residua collezione senese settecentesca composta da quaranta pezzi, fatti eseguire dal professore di ostetricia e ‘maestro de’ parti’ Jacopo Bartolomei su modello della collezione bolognese di Giovan Antonio Galli, nonché pezzi della collezione didattica di modelli in cera sul tema della “Embriogenesi”. A corredo verranno presentati anche importanti modelli ostetrici in cera della collezione settecentesca di trentasei cere commissionata dal cardinale Francesco Saverio de Zelada al ceroplasta Giovanni Battista Manfredini, nonché una piccola ‘venere’ anatomica in avorio di fattura tedesca, del XVII secolo, con torace e ventre apribili in modo da poter mostrare la posizione del feto.
L’ultima sezione verterà interamente sulla figura della levatrice. Verrà infatti esposto materiale documentario su questa professione: oggetti afferenti al suo effettivo esercizio come la ‘busta ostetrica’, con strumentazione e farmaci di pronto intervento per l’assistenza al parto, ricette e riviste specializzate, ma soprattutto verrà predisposto un video con l’intervista condotta ad un gruppo di ostetriche, oggi in pensione, che hanno lavorato per molti anni nel territorio senese.
Il percorso così delineato, suddiviso per aree tematiche, non soltanto propone un approccio al tema della nascita da diversi punti di vista e nei vari ambiti disciplinari, ma suggerisce anche una sorta di sviluppo cronologico. Infatti, a partire dalle testimonianze artistiche medievali e rinascimentali, l’esposizione arriva fino all’età moderna con la creazione della disciplina dell’ostetricia come branca medica specialistica e si conclude con la testimonianza di una figura ancora esistente, la levatrice.
La mostra verrà realizzata con il sostegno della Fondazione Monte dei Paschi e con il contributo della Banca Monte dei Paschi, della società Bayer Siena e della società Chiron Vaccines Siena, sponsors della manifestazione.






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