A RITROVAR LA DIANA

26 Maggio - 14 Luglio 2001

La mostra è testimonianza delle raffinatissime fonti, pozzi e cisterne che costituiscono l’emergenza architettonica, talvolta di grande qualità artistica, come ad esempio, la celebre Fonte Gaia, della città di Siena .

Tu li vedrai tra quella gente vana che spera in Talamone, e perderagli più di speranza ch’a trovar la Diana
Come è noto, con questi versi Dante definisce con ironia i senesi “gente vana”, in cerca di un immaginario fiume sotterraneo. In realtà i senesi del Medioevo l’acqua la trovarono eccome, e fu anche il motore di una serie di attività produttive di primaria importanza per l’intera economia locale. Ne rimane testimonianza in alcune delle celebri fonti monumentali come quelle di Fontenuova, Fontebranda, Ovile o ancora di Follonica. Basti pensare al modello organizzativo del sistema di sfruttamento delle acque di Fontebranda, che oltre a garantire l’approvvigionamento idrico, consentiva lo sviluppo di numerosi laboratori artigiani che facevano capo all’Arte della lana. Se le raffinatissime fonti, pozzi e cisterne costituiscono l’emergenza architettonica, talvolta di grande qualità artistica, come ad esempio, la celebre Fonte Gaia, altrettanto affascinante è l’opera di ingegneria idraulica sotterranea, i cosiddetti bottini , che ha permesso fino al secolo scorso la distribuzione dell’acqua in città.
I senesi di oggi sono ancora molto affascinati da questo fitto reticolo tufaceo che si svolge sotto vicoli, piazze e palazzi della città, ma ancor di più lo è stato il folto gruppo di volontari dell’Associazione “La Diana” che dall’inizio degli anni Novanta ha indaganto, studianto, ove necessario restauranto, importanti segmenti di questo mondo sotterraneo. Tra le collaborazioni svolte in questi anni, di particolare interesse è stata l’indagine che hanno eseguito durante i lavori di recupero e riuso del complesso di Santa Maria della Scala, all’interno del quale durante il 2001 fu allestita la mostra a ritrovar la Diana, a testimonianza della riscoperta del mitico pozzo, detto appunto della Diana, posto sotto le volte del Convento del Carmine.
Attraverso numerose immagini, reperti, rilievi e testimonianze fotografiche, l’associazione racconta l’attività svolta in questi anni.
Particolarmente interessante è risultata l’indagine svolta nei sotterranei del Santa Maria della Scala che ha tra l’altro permesso una precisa mappatura del complesso e articolato sistema idrico dell’ospedale senese.
La mostra era inoltre accompagnata da musiche originali di Fabio Pianigiani con brani dedicati al tema dell’acqua e in particolare al mito della Diana.




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