
Silvano Campeggi nel 2001 ha dedicato oltre sessanta opere inedite al Palio dal quale è sempre rimasto affascinato.
Silvano Campeggi, “Nano”, si è firmato così per trent’anni, per il tempo cioè che ha lavorato per il cinema di qualità. Conosciuto come il “pittore delle dive” e per i duemila manifesti con cui sono stati pubblicizzati i maggiori film del dopoguerra, Nano ha fatto sognare a molte generazioni un mondo lontano che sta nel quadro dei sogni o meglio dei desideri; dove le passioni si accendono e assumono contorni immaginari: il grande cinema americano. Ed è lì che Nano è stato uno dei più importanti “comunicatori di Hollywood”, lui che, con l’immediatezza di chi deve avvincere più che convincere, ci ha reso familiari i volti di Marylin Monroe, Gary Cooper, Rita Hayworth, Marlon Brando, Ava Gardner
Alla sua mano si devono manifesti ormai storici, da Casablanca a Ben Hur, da Quando la moglie è in vacanza a Via col vento.
Silvano Campeggi nel 2001 ha dedicato oltre sessanta opere inedite al Palio dal quale è sempre rimasto affascinato, fin da quando, appena bambino, vide per la prima volta una “carriera”. A quell’impressione ha deciso di dedicare una raccolta di disegni che, quasi istante per istante, raffigurano le diverse fasi della Festa. Con la sua felice mano di artista immediato, ha ritratto il corteo storico, afferrandone gli aspetti più affascinanti, amplificandone i colori riflessi nei volti dei figuranti, colti con vivacissimo realismo.
La corsa, nelle mani di Campeggi, è diventata un avvenimento epico e la lotta fra i cavalli e i fantini è sembrata una lotta tra le forze della vita, colta con un realismo impressionante.
Su tutto, a fianco delle figure dei cavalli in corsa, i volti dei senesi, secondo una capacità di ritrarre naturalmente le espressioni che ha in Campeggi uno degli interpreti più efficaci, come ha sottolineato Mario Luzi: “Un grande artista, attento e intuitivo, scopre che l’individuo non è ucciso dalle masse. Sono volti d’eccezione quelli che Campeggi registra? Può darsi, ma non li avevamo visti come tali prima che lui li proiettasse in queste opere.”