Storia e formazione

Il museo archeologico senese prende forma tra gli anni Venti e Trenta del Novecento: la sua prima organizzazione è dovuta ad un grande studioso senese, Ranuccio Bianchi Bandinelli che fin dal 1927, quando era direttore del Museo Numismatico dell’Accademia dei Fisiocritici, aveva richiamato l’attenzione sulla necessità impellente di raccogliere insieme i materiali archeologici del senese. Il museo che Bianchi Bandinelli si trovò ad organizzare nei locali di via della Sapienza (dove il museo è rimasto fino al 1988) poteva contare su alcune importanti raccolte, con materiali per la maggior parte provenienti dai territori senese e chiusino: oltre ai nuclei esistenti esistenti presso la Biblioteca Comunale e presso l’Accademia dei Fisiocritici, infatti, confluirono nel nuovo museo senese la collezione Mieli, donata al Comune di Siena nel 1882 dal cavalier Leone Mieli e costituita dal materiale raccolto dallo stesso Mieli nei suoi possedimenti nei dintorni di Pienza,  e la cospicua collezione Bargagli Petrucci di Sarteano, lasciata in eredità allo Stato nel 1918 dal marchese Piero Bargagli Petrucci, costituita per la maggior parte da ritrovamenti fortuiti, ma anche dai materiali di scavi condotti nelle proprietà di famiglia sia nei pressi di Sarteano che di Casole d’Elsa. Il museo divenne nel 1941 Regio Museo Archeologico e continuò anche negli anni successivi a vedere incrementato il patrimonio in esso conservato: negli anni 1951-52, infatti, vi confluirono due altre importanti raccolte, la Chigi Zondadari e la Bonci Casuccini. Oggi il museo è articolato in due sezioni, una breve sezione topografica, che illustra gli aspetti salienti dell’archeologia del territorio senese, con particolare riguardo ai rinvenimenti nel tessuto cittadino, nel territorio circostante, nel Chianti e nell’alta Val d’Elsa, e la sezione destinata alle varie collezioni confluite in esso (Bonci Casuccini, Bargagli Petrucci, Chigi Zondadari, Mieli, Accademia dei Fisiocritici e Raccolta Comunale).