Il tesoro

A seguito del recupero dei Magazzini della Corticella, è stato possibile esporre in modo permanente questo rilevantissimo nucleo di reliquiari che si caratterizza come uno dei segmenti fondamentali del patrimonio del Santa Maria della Scala.
Esso nasce intorno a un importante gruppo di reliquie – con i loro contenitori in oro, argento e pietre preziose – proveniente dalla cappella imperiale di Costantinopoli, comprato nel 1357 dal mercante fiorentino Pietro di Giunta Torrigiani direttamente dalla famiglia imperiale e venduto al Santa Maria della Scala dopo una laboriosa trattativa condotta per accertarne l'autenticità, comprovarne l'effettiva provenienza dal tesoro imperiale e stabilirne il valore, fissato nella cifra di 3.000 fiorini. Il contratto venne steso il 28 maggio 1359 in forma di donazione per aggirare l'accusa di far commercio di cose sacre.
Tra le reliquie emerse come più importante il Sacro Chiodo della Croce, eccezionale sia per il valore religioso che per la sua integrità, il cuil reliquiario fu realizzato in argento dorato nel XIV secolo da un orafo senese.
Le reliquie costantinopolitane (e i reliquiari) non erano comunque un nucleo in sé concluso, ma aperto ad arricchimenti devozionali propri della realtà senese. Ad esse infatti, nel corso dei secoli, se ne aggiunsero molte altre. Si tratta di oreficerie gotiche, di sontuosi cofanetti del Quattro, Cinque, Sei e Settecento, di calici, di reliquiari di varie forme, tra cui uno spettante al celebre orafo quattrocentesco Goro di Ser Neroccio.
Oltre alle reliquie nel tesoro figura anche un monumentale Evangelario, un libro che contiene le lezioni tratte dai Vangeli per l’intero anno liturgico, formato da 318 fogli di pergamena. Contiene le miniature dei quattro Evangelisti, oltre a numerose iniziali decorate per la maggior parte a motivi vegetali e animali. Le miniature furono eseguite alla fine dell’XI secolo a Costantinopoli, nell’ambito degli ateliers monastici. I due piatti della copertura sono in argento dorato su anima in legno e contengono placchette in oro con smalti. L’Evangelario costituisce tra l’altro una delle testimonianze più significative dell’arte bizantina giunta fino a noi.
Del tesoro fa parte inoltre un raffinato paliotto d’altare con storie di Cristo e santi in seta e oro filato dei secoli XV e XVII, realizzato probabilmente su cartone dai pittori quattrocenteschi Liberale da Verona e Girolamo da Cremona.
 
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